La chiamata che non ti aspetti.

MM
Entro nello showroom di arredamento alle 9.30 in punto. Ad aspettarmi trovo Giorgina e il suo sorriso contagioso.
-“Ciao bella, come stai? Mi ha appena chiamato il fotografo, mi ha detto che tarderà di 15 minuti. Ti va un caffè?”
-“Sì. Lungo, ho già capito che questa sarà una mattinata difficile” rispondo.

Mentre guardo  le macchine passare dalle ampie vetrine mi torna alla mente il colloquio con Anna Conti, cugina di Leonardo Gerarti – Lord G -. Mi sembra una casualità così insolita. E’ come se il mio passato volesse a tutti i costi intrufolarsi nel mio presente. E’ come se mi chiamasse.

-“Ecco il caffè. Ti vedo pensierosa. Non dirmi che c’è qualche problema con quel bell’avvocato che è venuto qui all’evento speciale del Salone del Mobile?”
-Giorgina, responsabile showroom di un importante marchio di design che la Old Platinum ha come cliente, è una ragazza allegra, impicciona e con un’ottima memoria che, non avendo una vita privata, s’insinua in quella degli altri.-
-“Ma tu come fai a sapere che è un avvocato? Vabbè domanda superflua, lascia perdere. No, con lui va tutto bene, ieri siamo andati a cena in un ristorante vietnamita. Ho scoperto  il Sinh To Bo, una sorte di frappè all’avocado con l’aggiunta di qualche foglia di menta fresca. Buonissimo.” Rispondo con un sorriso finto.(Ovviamente non accennerò a Giorgina dell’incomprensione dei due bicchieri, anche se da quel giorno qualcosa è diverso.)
-“E con chi non va bene?” m’incalza Giorgina.
La guardo stupita con la testa leggermente inclinata a destra e penso, ma non è che sa qualcosa che io non so?
-“Scusate il ritardo, ho avuto un piccolo contrattempo.” Perfetto è arrivato il fotografo, posso scivolare lontano da questa chiacchierata curiosa e iniziare la riunione.

Alle 11.30 arrivo in ufficio. Appena  varcata la soglia della mia stanza senza nemmeno aver avuto il tempo di togliermi gli occhiali da sole – ottima protezione per le occhiaie e gli sguardi indiscreti del Mondo – e di appoggiare la borsa sulla scrivania, Cleo mi si butta addosso ansiogena: -“C’è un piccolo problema.”
– ” Instagram ha tolto i filtri colore?” Le dico ironica.
-“Non scherzare su queste cose.” risponde offesa “Ti ricordi i due pacchi in ingresso? Uno era per il servizio fotografico di Vogue bambino e l’altro per Vogue sposa. Ecco, li ho invertiti.”
-“Cleo, tu vuoi dire che hai mandato in un set pieno di modelle in abito bianco delle scarpine da bimbo n.25 e in quello pieno di bambini vestiti arcobaleno i sandali gioiello di raso!” Le dico tutto d’un fiato.
-“Si”. Risponde con un filo di voce.
Ecco, in questo preciso attimo insulti di vario genere e tipo vorrebbero straripare dalle mie labbra, ma proiettando davanti a me la solita figura di Mahatma Gandhi le dico solo:-“Sei stordita?” Faccio un respiro e continuo con tono risoluto e serrato -“Chiama il servizio pony express e informati se i pacchi sono già arrivati a destinazione. Rintraccia le mail di richiesta dei giornalisti. Capisci in quali location o studi di posa stanno scattando e prega che non stiano facendo delle foto alternative tipo sui tetti o nelle cantine di Milano perché trovarli per te sarebbe complicato. Mentre fai tutto questo prega di non arrivare troppo tardi e bucare i servizi, se fosse così Old Platinum lo verrebbe a sapere, io mi prenderei una cazziata notevole, ma tu dovresti cambiare la geo localizzazione delle foto che carichi su Instagram.” Le abbaio contro.
Alle 12.45  la situazione pacchi è stata finalmente arginata e io posso uscire in tempo smartphone-in-hand-vectordall’ufficio  per il pranzo con Elli. Appena fuori dallo stabile, mentre mi dirigo  verso la fermata del tram,  mi suona il cellulare. Il numero è sconosciuto e ha il prefisso di Milano. Solitamente non rispondo ai numeri non registrati in rubrica, ma in questo caso faccio un’eccezione, non vorrei che Cleo per sbaglio abbia mandato delle scarpe ad un convento di Padri Carmelitani Scalzi.

-“Pronto.”

-“Mad.”

Silenzio. Tutto avrei pensato in quel momento tranne di sentire la voce di Lord G.

-“Non riattaccare. Ascoltami. Ti vorrei dire delle cose, ma non al telefono. Preferirei vederti. Questa sera alle 20.00 sarò alla Terrazza. Raggiungimi appena puoi, io aspetterò a lungo.” Le parole vengono interrotte da un respiro un po’ più lungo degli altri per poi riprendere subito: -“Mad?”
-“Si.” Rispondo confusa.
-“Ci conto che tu venga.”
Ho perso il tram, il cielo si sta annuvolando e  ho ancora  il telefono premuto contro l’orecchio anche se Lord G ha chiuso la conversazione da qualche minuto.

Onestà Intellettuale: all’interno del mio corpo le sensazioni corrono in tutte le direzioni. Sono confuse, spiazzate, incredule, esattamente come me. Non so perché Lord G mi sta cercando e non so cosa voglia dirmi. Razionalmente la cosa migliore sarebbe non vederlo. Razionalmente. Ma se poi la ratio non prende il controllo della situazione che succede?

M.M.

© Mademoiselle M

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4 pensieri su “La chiamata che non ti aspetti.

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